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NipPop @ FEFF18: Three stories of love

28 Aprile 2016
Chiara Fumagalli

Considerato uno dei migliori film giapponesi del 2015, Three stories of love (Koibitotachi 恋人たち) di Hashiguchi Ryosuke è una pellicola drammatica che racconta le vite di tre personaggi apparentemente senza nulla in comune, ma che in realtà affrontano tutti problematiche inerenti all'amore e alla sofferenza tipiche della vita di tutti i giorni.

Il regista, uno dei pochi dichiaratamente omosessuali nel panorama cinematografico giapponese, è diventato famoso per le sue storie LGBT come Slight touch of fever (Hatachi no binetsu 二十才の微熱 ), il suo lungometraggio d'esordio del 1993, o All around us ( Gururi no koto ぐるりのこと) del 2008, per il quale ha ricevuto il premio come miglior regista alla 33ma edizione dello Hochi Film Award.

Protagonisti di Three stories of loves ono Atsushi, un giovane ispettore di ponti che ha perso la moglie a causa di un pazzo omicida che tre anni prima aveva ucciso in modo totalmente casuale tre persone, Toko, la classica casalinga di mezza età con aspirazioni artistiche che cerca di evadere dalla monotonia e dall'indifferenza del marito trovando un amante che poi si scoprirà essere una persona inaffidabile, e Shinomiya, un avvocato omosessuale il cui amore per il vecchio compagno di università non verrà mai ricambiato.

Il soggetto, che nel corso del film si rivela attraverso scorci intimi e personali delle vite dei singoli personaggi, è nato grazie a un progetto che il regista ha sviluppato nell'arco di otto mesi: la sceneggiatura, infatti, è stata scritta basandosi sulle personalità e le caratteristiche degli attori – tutti sconosciuti – scelti per l'interpretazione dei protagonisti, con l'aggiunta di una nota individuale del regista, che per il personaggio dell'avvocato si ispira direttamente alla propria esperienza personale.

Felice l'interpretazione di Narushima Toko che, nei panni del personaggio omonimo, ne rivela la frustrazione con grande naturalezza e un pizzico di ingenuità, mentre risulta un po' troppo forzato il personaggio di Atsushi, che si abbandona al dolore e alla disperazione cpmpiangendosi in un modo un po' infantile. Molto debole, infine, la caratterizzazione dell'avvocato, che sembra più che altro un bambino viziato che, a causa della sua crudeltà e della sua indifferenza nei confronti del prossimo, si ritrova totalmente isolato (certo non a causa della sua omosessualità).

Hashiguchi Ryosuke – come lui stesso ha dichiarato – in Three stories of love ha voluto dare voce a "un senso di perdita, frustrazione e indignazione provato da molti", evidenziando un sentimento comune del popolo giapponese.

Il film, nonostante qualche momento di comicità, risulta quindi permeato da toni oscuri e angoscianti che, uniti all'estenuante lentezza, trascinano lo spettatore nell'ansia e nello sconforto più totale: le conclusioni sembrano suggerire l'impossibilità per l'uomo di cambiare la propria vita, e di superare le difficoltà e il malessere in altri modi che non attraverso l'accettazione e la sopportazione della propria condizione di sofferenza, rinunciando così alla possibilità di attuare un reale cambiamento per migliorare o risolvere la propria esistenza (l'unico tentativo messo in atto da Toko, infatti, risulta totalmente fallimentare).

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