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“Oro rapace”, di Yū Miri

15 Novembre 2022
Giulia Colelli

Yū Miri è esplicita e incline agli effetti forti, come se scrivesse il copione di un film di orrore e paura dove però tutti sono senza colpa, tutti sono innocenti, non perché siano buoni ma perché non sanno, non capiscono in che razza di mondo stanno vivendo. – Renata Pisu

Yu Miri (1968-) autrice apprezzata in Italia e all’estero, è di origini coreane e ha da sempre sofferto l’atteggiamento più o meno velatamente discriminatorio verso gli zainichi, i coreani cresciuti in Giappone.

Artista poliedrica, dedita al teatro sia nelle vesti di sceneggiatrice che di attrice, è attualmente una delle autrici di maggior successo in Giappone.

A seguito della triplice catastrofe del Tōhoku nel 2011, si è trasferita nelle zone disastrate da cui ha trasmesso interviste con i sopravvissuti grazie a una postazione radio da campo.

La sua scrittura ritrae l’alienazione dell’individuo in una società in continua evoluzione che impone cambiamenti rapidi e frenetici, nonché stimoli sempre nuovi ed esaltanti con cui confrontarsi per rispondere alla necessità di omologazione ai tempi correnti. La vita reale si confonde con quella virtuale, le cui regole sono però dominate da un feroce ritmo di aggiornamento che muta valori, tendenze, ideologie in un click.

A venire sopraffatti da quest’atmosfera disorientante e frastornante sono adolescenti e adulti protagonisti della narrativa di Yu Miri, i quali adottano comportamenti disadattivi per non deludere le aspettative della società alla quale cercano disperatamente di conformarsi, perdendo di vista la definizione della propria soggettività e interiorità.

Prostituzione, droga, alcool, gioco d’azzardo e attività malavitose, violenza fisica, verbale, sessuale: questi gli ingredienti di una scrittura che denuncia la perdita di significativi cardini di crescita. Le reti sociali – in primis le relazioni familiari e amicali – sembrano sfaldarsi, perdere consistenza, sostituite dalle connessioni virtuali, fluide ed eteree che lasciano i giovani in balia delle emozioni e preda di esempi facili – ma inadeguati – da emulare.

Queste anche le tematiche di Oro rapace (2001) edito da Feltrinelli, con cui l’autrice ha fatto il suo ingresso nel nostro panorama editoriale, proponendosi al pubblico italiano – sempre avido di novità dall’estremo Oriente – come nuova promessa della letteratura contemporanea giapponese.

Ispirato ad un fatto di cronaca realmente accaduto nel 1997, la narrazione ha per sfondo la città portuale di Yokohama.

Kazuki, un quattordicenne troppo cresciuto, è circondato dallo sfarzo che l’attività del padre, proprietario di un pachinko, il Vegas, gli consente. Tuttavia, il padre non si cura di lui, rivolgendo l’attenzione agli affari e al losco mondo che li riguarda – di cui l’oro del titolo, che rimanda al colore della moneta preziosa. La madre ha abbandonato la famiglia, il fratello maggiore Kōki soffre di un deficit mentale e la sorella Miho si prostituisce per godere di indipendenza economica. Quando la violenza domestica sfocia in omicidio, la vita del protagonista subisce una svolta.

Gli amici, uniche ancore di salvezza per affrontare una famiglia allo sfacelo, diventano complici di una vita sregolata dal vizio. Il bullismo giovanile si presenta così nella sua variante più subdola, il tacito accorto, il mutuo consenso: la volontà di gruppo ha la meglio sulla coscienza dell’individuo e rende Kazuki fragile connivente delle bravate della baby gang scolastica, la cui violenza sfocia nello stupro di gruppo.

Alla fine, sarà il desiderio di innamorarsi del protagonista – di un amore autentico, onesto – a imporre a Kazuki una scelta e soprattutto, una presa in carico delle proprie responsabilità. Come riscatto da pagare, la revisione del mondo valoriale in cui Kazuki è cresciuto.

Un testo abbagliante e assordante come quelle stesse luci e musiche che dominano gli ambienti delle sale da gioco giapponesi e l’iperrealismo che caratterizza la realtà virtuale.

Della stessa autrice, ricordiamo Scene di famiglia (2001) per Marsilio e Tōkyō. Stazione Ueno (2021) per 21lettere; Il paese dei suicidi (2020) e Dopo la pioggia i sogni (2022) per Atmosphere Libri.

 

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