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Midnight Diner: Tōkyō Stories

3 Dicembre 2016
Giulia Caterini

Quando le persone giungono a fine giornata e si affrettano verso casa, inizia la mia giornata.

La mia tavola calda è aperta da mezzanotte alle sette di mattina. La chiamano “la tavola calda di mezzanotte”.

Questo è tutto ciò che ho in menù. Ma preparo qualsiasi cosa mi chiedano i clienti. Se ho gli ingredienti necessari. E’ questa la mia politica.

Se ho abbastanza clienti? Più di quanti ci si aspetterebbe.

Midnight Diner: Tōkyō Stories è una serie tv in onda su Netflix e basata sul graphic novel Shinya Shokudō di Yaro Abe.

La vera sfida che subito si presenta al pubblico nel guardarlo è riuscire a finire la puntata senza sentire l’irrefrenabile bisogno di mangiare il piatto che viene proposto, diverso in ogni episodio.

La serie racconta infatti le storie dei clienti del Meshiya, un locale di Shinjuku che presenta due particolarità: la prima è che il locale è aperto da mezzanotte alle sette di mattina; la seconda è il menù perché il cuoco/proprietario (chiamato Master dai clienti) cucinerà qualsiasi piatto gli venga richiesto purché abbia in cucina gli ingredienti adatti.

Questa è la cornice di ogni episodio: il proprietario dall’aria burbera, interpretato da Kaoru Kobayashi, i suoi piatti e alcuni clienti abituali, persone curiose e complici degli altri personaggi che via via si susseguono.

I veri protagonisti dell’azione sono infatti i clienti, ognuno con il proprio piatto preferito, che porta alle luce ricordi più o meno recenti.


Gli episodi, della durata di circa venti minuti ciascuno, sono indipendenti ma presentano sempre lo stesso incipit: il Master che serve il piatto preferito del protagonista della puntata, e che dà anche il nome all’episodio.

Questo espediente permette alla serie una varietà di personaggi come ben poche altre, e ne rappresenta il punto di forza: Midnight Diner: Tōkyō Stories infatti mostra al suo pubblico diversi spaccati della società giapponese, da quella tradizionale alla meno convenzionale. Lo spettatore avrà così modo di conoscere il Giappone attraverso gli occhi di un autista, di un bambino, di un uomo vicino alla pensione e – perchè no? – anche di un attore di film per adulti.

Ogni episodio regala, oltre alla sopracitata acquolina, risate e a volte anche qualche lacrima: l’amore è il filo conduttore di tutte le puntate, declinato in ognuna delle sue sfaccettature – dall’amore filiale, a quello romantico, passando per quello fraterno.

Attraverso i protagonisti è possibile rivedere l’idea che abbiamo di Tokyo, scoprendo che non è solo una frenetica città dedita al lavoro, ma anche un luogo di avventure straordinarie e amicizie eterne – un po’ come il Meshiya del Master.

 

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