NipPop

Robi: hi-tech dal Giappone con “amore”

27 Novembre 2013
Ilaria Pisani

Fa sorridere. 35 cm di altezza, un’impressionante voce acuta da bambino, occhi luminosi dal colore cangiante in base alle “emozioni”. Un vocabolario di 200 parole circa, per conversazioni semplici e comandi di base come accendere la tv o mettere il timer per cuocere la pasta. Un piccolo concentrato di tecnologia da assemblare pazientemente con le proprie mani, in 70 uscite per un costo totale di 1300 euro circa.

Robi è il nuovo prodotto DeAgostini Japan, che dopo avere ampiamente sfondato in Giappone si prepara a farlo anche in Italia. Il suo papà, alias l’attuale star della robotica giapponese, Tomotaka Takahashi, in un intervista rilasciata a Massimo Russo, direttore di Wired.it, dichiara che Robi ha avuto successo proprio per il fatto che non serve a nulla. “Non ha alcuna funzione pratica, se non il piacere di chi condivide il proprio tempo con lui. […] Con Robi ho cercato di concentrarmi sulla comunicazione e sulle emozioni. rende umani." […] Tra dieci anni mi immagino che ognuno di noi andrà in giro con un robot personale, un compagno, che svolgerà i compiti per cui oggi utilizziamo gli smartphone.

 

Ecco uno dei video promozionali della DeAgostini per il lancio di Robi:

 

Su internet c’è già chi afferma “Ma alla fine, avrete un componente in più in famiglia, un piccolo amico.” La prima domanda che mi sovviene è: come prego? Secondo voi il frigorifero è un cucciolo da coccolare? Lo stomaco di mio fratello direbbe di sì, ma io non ne sarei tanto sicura.

Quella di Robi è una favola che il Giappone ama raccontarsi e raccontare agli altri da sempre: quella della macchina umanoide che, mostrando sentimenti umani, riesce a farsi amare. Chobits, Video Girl Ai, Ghost in the Shell sono solo alcuni dei mille esempi che potrei fare, ma la domanda resta sempre la stessa, anche Robi arriverà a porla: è giusto affezionarsi, per non usare termini più pericolosi come amare, una macchina, per quanto “carina e coccolosa”? Takahashi punta proprio a realizzare questa illusione: nessuna libertà di programmazione, nessun modo di aprire Robi, che si monta a scatola chiusa e si usa come un tablet, user-friendly ma impenetrabile. Non puoi smontare il tuo animaletto da compagnia per vedere come funziona. Non lo ameresti più, perché saresti cosciente del fatto che il suo incondizionato amore per te è programmato, quindi falso. Questo spezzerebbe l’incantesimo che rende Robi tanto famoso, amato, chiacchierato. E venduto.

Fonti:

Sito ufficiale DeAgostini: http://www.hellorobi.com/it/ sezione news

Sito rivista Wired: http://gadget.wired.it/news/mondo_computer/2013/11/15/takahashi-robi-623758.html

Sito DeAgostini Passion: http://www.deagostinipassion.com/ecm/web/deapassion/online/home/content/tutti-pazzi-per-robi-il-robot-firmato-de-agostini.0000.DEAGO-1354

Prossimi eventi

Articoli recenti

Far East Film Festival 27 – Novità dell’edizione 2025!

Dal 24 aprile al 2 maggio 2025, Udine ospiterà la 27esima edizione del Far East Film Festival (FEFF), quest’anno intitolata “Quando l’Occidente punta lo sguardo sull’Asia contemporanea”. Il concetto dello “sguardo” è il filo conduttore di questa edizione, un tema che il graphic designer Roberto Rosolin ha sapientemente sintetizzato nella nuova immagine ufficiale del festival. Attraverso una line-up eccezionale, il festival offrirà un’ampia panoramica sul cinema asiatico, proponendo storie che esplorano e riflettono le dinamiche della società e del tempo contemporaneo.

Leggi tutto

“Gyo – Odore di Morte”, la morte incontra il mostruoso

Edito da Star Comics e pubblicato nel 2018 all’interno della collana Umami, Gyo – Odore di Morte di Itō Junji è un manga horror in cui i temi della morte e del mostruoso si intrecciano con la natura, in particolare le creature marine, creando scenari distopici in cui il body horror, cioè l’horror biologico legato a mutazioni genetiche e malattie ripugnanti, ne è padrone.

Leggi tutto

“Non solo Kimono – come il Giappone ha rivoluzionato la moda italiana” di Laura Dimitrio

Oggi vi presentiamo un saggio particolare, pubblicato da Skira, che esplora in modo estremamente preciso come l’abbigliamento e la cultura giapponese abbiano influenzato la moda italiana a partire dal 1543 ad oggi. Uno studio approfondito frutto delle ricerche che l’autrice, Laura Dimitrio, ha svolto per diversi anni a partire dall’analisi dei bozzetti per i costumi della prima rappresentazione della Madama Butterfly durante il suo dottorato in Storia.

Leggi tutto